Un'altra Borgogna nel bicchiere, ma nel Comune di Chablis

Oggi cerchiamo di approfondire lo Chardonnay nella sua versione senza legno



C'era una volta questo piccolissimo paese in Borgogna dove gli ettari di vite coltivata erano davvero pochi. Erano gli Anni '50. Poi all'improvviso la parola Chablis divenne un'icona nella moda di fare e di bere vino che ci fu un'ascesa improvvisa e incontrollata di questa regione, la più a Nord della Borgogna, tanto da far traballare anche la Cote d'Or. Chablis e Chardonnay, un connubio all'inizio espresso in un principio qualitativo per quella mineralità, di pietra focaia, che tanto attirò i degustatori di quegli anni. I produttori non riuscirono però a controllare l'esplosione enoica tanto che cedettero alla quantità al posto della qualità, perfino con l'utilizzo di pesticidi e con la raccolta meccanizzata dell'uva. I vini erano diventati i rappresentanti dei vini secchi nel mondo, ma totalmente inespressivi e freddi.

Per fortuna ci furono alcuni produttori che non si inchinarono al mercato e che intorno agli inizi del nuovo millennio recuperarono la vitalità del territorio abbandonando pesticidi ed erbicidi e rivalutando totalmente quello che il suolo offriva, un terreno calcareo in cui si alternano marne grigie e strati calcarei bianchi, pieni di conchiglie, che la storia geologica gli ha donato, tanto da rendere il vino sapido e accattivante e che i Francesi chiamano fumé (polvere di cannone) e che noi Italiani traduciamo in pietra focaia.

Molto brevemente, in una descrizione veloce, lo Chablis è un vino fermo e secco, con un sapore piu' acido e meno fruttato a cui si aggiungono note di polvere da sparo. A differenza della maggior parte dei vini francesi importanti la sua vinificazione avviene in serbatoi di acciaio e non botti di legno per risaltarne le sue qualità territoriali. E' un vino longevo, provatelo per credere...















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